Le piogge estreme stanno aumentando? Dati alla mano la risposta è sì
24-03-2025 16:38 -
di Gordon Baldacci
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di eventi meteo estremi. Ma le piogge intense in Italia stanno davvero aumentando? E soprattutto stiamo accumulando di meno o di più? Come sempre qui, facciamo delle re-analisi locali, che ribadisco, hanno dalla loro parte il vantaggio di mostrare quello che accade ed è accaduto nel cortile di casa, ma inevitabilmente perdono interesse in una analisi generale del clima. Del resto Empoli o la stessa Firenze, sono un dato fra migliaia, registrati a livello continentale.
Divideremo per semplificare gli step precipitativi in tre tronconi. Le precipitazioni che durano meno di un’ora, le piogge di lunga durata che permangono per 24 ore ed infine i fenomeni cosiddetti estremi, con accumuli che superano i 100 millimetri a fine evento, spalmati ovviamente in 24-48 ore. Partiamo dal fatto che questa analisi, che riguarda Empoli attraverso dapprima le sue stazioni “storiche” (e di cui parlerò in un articolo a breve sulla loro importante funzione); a cui seguono le successive misurazioni ovviamente più moderne e performanti. Basti pensare che i primi dati che riguardano Empoli (ufficiali) relativi alle misurazioni delle precipitazioni risalgono al 1920, poi implementati con altri strumenti nel 1930, poi nel 1959, e successivamente nel 1967, prima di giungere agli aggiornamenti strumentali attuali attorno al 2000.
Stiamo ovviamente parlando di stazioni “pubbliche” rese consultabili a tutti nei loro archivi storici, diverso il discorso di altre stazioni locali, che sicuramente hanno archivi storici importanti, ma che devono essere consultati tramite richieste apposite a chi ne detiene i diritti. In aggiunta ad essi, specie per l’ultimo ventennio, gli strumenti di nuova generazione anche privati ma (open date) ovvero con consultazione pubblica e prelevamento libero delle misurazioni. Le piogge di breve durata sono sostanzialmente in aumento del 15% negli ultimi 30-40 anni ma se andiamo a spostare l’asticella indietro di altri 30 anni, sono in sostanziale equilibrio.
Le piogge di lunga durata (24 ore) sono stabili nei primi 30 anni e invece sono in netto calo rispetto al passato più “remoto” di circa il 30%. Le piogge più estreme “per evento” sia per accumuli ed intensità, mostrano invece un rialzo del 20% negli ultimi 30 anni e addirittura un 38% rispetto alle medie di oltre sessant’anni fa. Nella mappa allegata le anomalie precipitative messe in grafica attraverso i dati presi in esame.
C’è poi un dato generale che da un po’ si teorizzava ed ora invece i dati stanno confermando. Nel computo totale a fine anno, spesso piove di meno rispetto alle medie degli ultimi 40/50 anni, ma in maniera più concentrata, abbattendo soprattutto negli ultimi 20 anni, tanti record mensili, magari con fenomeni ristretti nell’arco di un fazzoletto di 3-4 giorni. Questo per quello che riguarda Empoli ma allargando il campo di valutazione, anche a livello nazionale, si presentano variazioni complesse legate alla durata delle precipitazioni e alla posizione geografica. Mentre gli eventi di pioggia intensa di breve durata stanno aumentando in alcune aree, le piogge più lunghe mostrano tendenze meno chiare e più frammentate.
A livello globale, diversi studi indicano che gli eventi di precipitazione estrema stanno aumentando, ma non ovunque e non con la stessa intensità. Il caso “empolese” ma se si vuole anche nazionale, con l'assenza di un trend chiaro e uniforme fra fenomeni di breve e lunga durata, non contraddice il quadro globale, ma evidenzia la complessità su scala locale. Secondo il rapporto IPCC, un'atmosfera più calda può trattenere più vapore acqueo (+7% per ogni grado di riscaldamento), aumentando il potenziale per eventi di pioggia intensa.
Tuttavia, la variabilità naturale (ovvio che le stagioni hanno fluttuazioni precipitative da un anno all’altro); ed i fattori geografici locali possono mascherare questi segnali, rendendo difficile osservare un trend chiaro in regioni specifiche come l'Italia. Va anche detto che valutazioni di studi internazionali e nazionali, (come lo studio del Politecnico di Torino, pubblicato su Journal of Hydrology: Regional Studies) non escludono che il segnale di un aumento degli eventi estremi possa emergere in futuro, con dati più estesi e analisi su periodi più lunghi.
I dati locali fra i loro difetti più grandi, annoverano la ristrettezza dello spazio areale in cui si verificano gli eventi, e vengono spesso strumentalizzati da coloro che negano i cambiamenti climatici, adducendo questi contesti locali come contrafforti a messaggi mondiali, dati alla mano inequivocabili.
Un elemento però su tutti appare lapalissiano: quando piove l’intensità dei fenomeni, non è più (è proprio il caso di dirlo) quella di una volta.